lunedì 16 ottobre 2017

La scrittura come cura di sé alla Farmacia Paini

Dal 4 novembre 2017 terrò un atelier di scrittura dal titolo "La scrittura come cura di sé". Farmacia Paini a Formigosa (Mn) Per info e iscrizioni: 0376-302073.


mercoledì 7 giugno 2017

Lezioni di vita del Piccolo Principe di Davide Bregola

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Si può prendere un classico della letteratura mondiale per bambini e ricavarne indicazioni su come condurre una vita di stupore e meraviglia?
È quello che fa Davide Bregola con Lezioni di Vita del Piccolo Principe per Disillusi: attraverso le citazioni e i segreti dei personaggi che costellano il libro, Bregola traccia un sentiero, una rotta per seguire con fiducia lo stupore della scoperta di noi stessi, per ricacciare la disillusione della vita contemporanea e trovare una via che coniughi intelligenza e innocenza.
Cerchiamo la nostra rotta, mettiamoci in viaggio, ignoriamo se c’è o meno una meta e riteniamoci fortunati d’aver conosciuto il piccolo principe.
Davide Bregola

sabato 27 maggio 2017

Intervista a Fare Voci

“E’ dove non succede mai nulla che la gente sogna di più,
in mancanza d’altro, e finisce per costruire le cose che ha sognato.”

La vita segreta dei mammut in Pianura Padana” di Davide Bregola è un libro assolutamente da leggere.
Per la sua capacità di raccontare l’epica delle cose minute, i momenti nella vita di persone e personaggi
che nel loro accadere diventano già il motivo per cui vivere, ed essere ricordati.
Lavora con la memoria Davide Bregola, vi entra e lì costruisce queste storie, che raccontano di un tempo
passato dove l’età giovane è la protagonista, con le paure e i suoi slanci vitali, le incertezze e il suo fiorire.
Sono bambini, ragazzi e giovani adulti il fuoco narrativo di questo bel libro, che respira gli spazi aperti e
la natura della bassa Pianura Padana. In queste pagine c’è la volontà di fermare i momenti importanti, quelli
che diventano speciali e unici. Anche per un errore, un’avvedutezza, una fiducia o un sogno. Ma che sono
la dimostrazione che la propria età ha avuto un qualcosa di indimenticabile, e che al tempo che verrà e
agli anni subiti rimarrà invincibile.

Intervista a Davide Bregola:


Con il bisogno di sognare, e poi di fare, le cose che non ci sono, i protagonisti di questi racconti sembra che poi possano vivere una magia o una pazzia, è così? non c'è una via di mezzo?Secondo Freud e il suo “L’interpretazione dei sogni”, il sogno è un fenomeno assolutamente egocentrico, che si riversa solo sul soggetto sognante. Questo principio nel mondo antico non sarebbe stato accettato, perché per gli antichi il sogno è un’esperienza che non si limita al soggetto, ma si proietta all’esterno. E’ un’esperienza che interagisce con il mondo della veglia ed è considerata un’esperienza talmente complessa, che esistono molti modi di sognare, non uno solo.
Per esempio il sogno muta significato e valore a seconda di chi lo fa: il sogno di un poveraccio e il sogno di un re non sono la stessa cosa. Il sogno di un re vale molto di più. Omero lo dice esplicitamente. Per gli antichi il sogno non nasce quasi mai da dentro. I veri sogni, quelli belli, quelli che interessano, quelli che comunicano, vengono da fuori; sono presenze, immissioni di immagini, figure, addirittura personaggi veri e propri, che vengono ad abitarti per un certo periodo di tempo, e che sono il sogno. In molti casi più persone possono sognare la stessa cosa. Questo per gli antichi è del tutto possibile. Il manuale d’interpretazione dei sogni di Artemidoro cita come un fatto normale che un’intera città possa sognare la stessa cosa. Insomma, se noi sogniamo come gli antichi, tutto sommato, però non abbiamo lo stesso atteggiamento rispetto ai sogni. Io in alcuni episodi ho costruito personaggi che sognano in modo antico, e così alcuni aspetti del libro si trasformano in “onirici”. In greco il sogno era detto ònar o óneiros, mentre il sonno era detto hupnos. Per i romani il sonno e il sogno erano quasi la stessa cosa, perché più concreti ed immediati, meno fantasiosi, avevano il sonno, cioè il somnus e poi di conseguenza il somnium.
Il nostro aggettivo italiano onirico deriva dal greco óneiros, e io l’idea principale dell’onirismo di alcuni episodi l’ho attinto da lì. La follia, la pazzia, mi interessavano, senza via di mezzo, proprio perché Ariosto nell’Orlando Furioso fa compiere ad Astolfo un viaggio sulla luna per recuperare il senno di Orlando. Non per niente in un episodio dei Mammut alcuni amici sono appassionati di astronomia.